
Due chiacchiere con Pirandello
Settembre 8, 2006Gabriele - Buonasera signor Pirandello.
Pirandello - Buonasera a lei giovane scrittore, ma la prego non mi chiami in questo modo, mi renderebbe oltremodo irritato. Mi chiami semplicemente Luigi.
G - Come vuole lei. Luigi, Volevo chiedergli un suo pensiero riguardo la coscienza, uno degli argomenti del suo pensiero che più mi ha affascinato.
P - beh, è una parola grossa. A lei non è mai capitato di dire una bugia in fin di bene.
G - Certo.
P - Mi permetta allora di precederla. Lei ha sempre detto, a discapito delle considerazioni degli altri che tanto lei “ha la sua coscienza e questo gli basta”, no?
G - Molto spesso si.
P - Permettete che vi faccia entrare in mente un magro magro pensiero. Qua la coscienza non ci ha che vedere. Non dirò che non val nulla, se per voi è proprio tutto, ma allo stesso modo ho anch’io la mia e so che non val nulla. E questo perchè so che c’è anche la vostra. Si! tanto diversa dalla mia.
G - E’ proprio quello che stavo per dirvi, ognuno ha la propria.
P - Ma è forse la coscienza qualcosa di assoluto che possa bastare a se stessa? Se fossimo soli, forse si. Ma allora non ci sarebbe coscienza. Pultroppo invece, ci siamo io e voi. Pultroppo.
G - Ciò non toglie che ognuno di noi ha la sua coscienza e che molte volte ci basta per essere sereni con noi stessi.
P - E cosa significa ciò? Che gli altri possono pensare di voi e giudicarvi come piace a loro, ingiustamente, che voi siente intanto sicuro e confortato di non aver fatto male? Chi ve la da questa sicurezza? la vostra coscienza. E come?
G - Sulla base dell’esperienza, rapportandola ad alcuni valori, si può dire se abbiamo fatto cosa giusta o meno. Chiunque avrebbe fatto la stessa cosa.
P - Sono pur sempre principi astratti e generali che non sono sui casi particolari della vita. Ma come mai tutti intanto vi criticano, vi condannano e vi deridono?
G - Perchè la vedono da un angolazione diversa.
P - Oppure perchè semplicemente non riconoscono quei principi generali nel caso particolare che v’è capitato.
G - Probabilmente ha ragione. Ma comunque io sono in pace con me stesso.
P - Ma come fate a stare in pace con voi stesso? Se solo voi vi potete capire, a che vi basta dunque la coscienza? A sertirvi soli? No, perdio. La solitudine vi spaventa. E che fate allora? Vi immaginate tante teste, tutte come la vostra. Tante teste che sono la vostra stessa. Le quali a un dato cenno, vi dicono si e no, e no e si. Come volete voi, e questo vi conforta e vi fa sicuri. Andatè la che è un giuoco magnifico, codesto della coscienza che vi basta.