h1

The Fire Theft - The Fire Theft (genere: post rock)

Settembre 17, 2006

La base dello sviluppo umano viene rubata, il fuoco viene rubato, la musica viene salvata.Ma partiamo dall’inizio. Cosa succede se da una band come Sunny day real estate nasce un nuovo progetto ancora una volta diverso? Le ceneri del giorno di sole sono state fertili e hanno dato alla luce un gruppo che ha dell’incredibile.

The Fire Theft è una band eterogenea, con elementi appartenenti a vari generi. Basta pensare a Nate Mandel al basso (ex foo fighters). Nel disco omonimo alla formazione coadiuvata dal produttore Brad Wood, primo studio album, dovremmo aspettarci confusione, tracce che hanno tutto e di tutto nulla. Invece no, unendo suoni anche elettrici ad orchestrali delicati e chitarre graffiate a pianoforti soffusi riusciamo a trovare un armonia che, ovviamente per questo genere, non è sempre facile da trovare se non scopiazzando idee da nomi blasonati. Un ottimo esordio che però va digerito prima di essere apprezzato e soprattutto compreso appieno. E per tutti. Ci sono pezzi funk-rock come l’estemporanea strumentale “it’s over”, soffuse atmosfere new age come in “Oceans Apart”, ottime line di voce (interpretate da un ottimo jeremy enigk) nella puntata folk di Carry You. In my Opinion sarebbero tutti brani da citare e da elogiare ma la vostra curva di attenzione sta già piegando verso una inesorabile fine. Complimenti a chi è arrivato fin qui, cercate questo disco e sentitelo, se siete amanti della musica non vi deluderà.

LA PAGELLA di kappy

SUONI: 7

IDEE: 6 e mezzo

Totale: 7-

Un ottimo lavoro, sicuramente da avere per gli appassionati del genere, da sentire per i musicofili, da evitare per chi segue la cresta dell’onda italiana.

la copertina dell'album omonimo alla band

h1

Due chiacchiere con Pirandello

Settembre 8, 2006

Gabriele - Buonasera signor Pirandello.

Pirandello - Buonasera a lei giovane scrittore, ma la prego non mi chiami in questo modo, mi renderebbe oltremodo irritato. Mi chiami semplicemente Luigi.

G - Come vuole lei. Luigi, Volevo chiedergli un suo pensiero riguardo la coscienza, uno degli argomenti del suo pensiero che più mi ha affascinato.

P - beh, è una parola grossa. A lei non è mai capitato di dire una bugia in fin di bene.

G - Certo.

P - Mi permetta allora di precederla. Lei ha sempre detto, a discapito delle considerazioni degli altri che tanto lei “ha la sua coscienza e questo gli basta”, no?

G - Molto spesso si.

P - Permettete che vi faccia entrare in mente un magro magro pensiero. Qua la coscienza non ci ha che vedere. Non dirò che non val nulla, se per voi è proprio tutto, ma allo stesso modo ho anch’io la mia e so che non val nulla. E questo perchè so che c’è anche la vostra. Si! tanto diversa dalla mia.

G - E’ proprio quello che stavo per dirvi, ognuno ha la propria.

P - Ma è forse la coscienza qualcosa di assoluto che possa bastare a se stessa? Se fossimo soli, forse si. Ma allora non ci sarebbe coscienza. Pultroppo invece, ci siamo io e voi. Pultroppo.

G - Ciò non toglie che ognuno di noi ha la sua coscienza e che molte volte ci basta per essere sereni con noi stessi.

P - E cosa significa ciò? Che gli altri possono pensare di voi e giudicarvi come piace a loro, ingiustamente, che voi siente intanto sicuro e confortato di non aver fatto male? Chi ve la da questa sicurezza? la vostra coscienza. E come?

G - Sulla base dell’esperienza, rapportandola ad alcuni valori, si può dire se abbiamo fatto cosa giusta o meno. Chiunque avrebbe fatto la stessa cosa.

P - Sono pur sempre principi astratti e generali che non sono sui casi particolari della vita. Ma come mai tutti intanto vi criticano, vi condannano e vi deridono?

G - Perchè la vedono da un angolazione diversa.

P - Oppure perchè semplicemente non riconoscono quei principi generali nel caso particolare che v’è capitato.

G - Probabilmente ha ragione. Ma comunque io sono in pace con me stesso.

P - Ma come fate a stare in pace con voi stesso? Se solo voi vi potete capire, a che vi basta dunque la coscienza? A sertirvi soli? No, perdio. La solitudine vi spaventa. E che fate allora? Vi immaginate tante teste, tutte come la vostra. Tante teste che sono la vostra stessa. Le quali a un dato cenno, vi dicono si e no, e no e si. Come volete voi, e questo vi conforta e vi fa sicuri. Andatè la che è un giuoco magnifico, codesto della coscienza che vi basta.

h1

Poche semplici parole

Settembre 3, 2006

Mi sono reso conto che fare l’ermetico crea meno problemi, mentre parlare un linguaggio semplice ti espone a maggiori possibilità di essere giudicato. Più gente ti capisce , più hai potenziali giudici di ciò che fai.

Lucio Battisti

Ermetismo.. a me piace. E’ difficile da attuare perchè ovviamente quando parlo o scrivo avrei tante cose da trasmettere ai lettori o agli interlocutori. Difficile perchè riassumere un ragionamento in poche parole non è facile. Bisogna avere le idee chiare per essere ermetici, saper usare il lessico giusto al momento giusto. Probabilmente il modo più semplice per esserlo è citare aforismi. Sono facili da ricordare, anche perchè se cambi due parole il concetto rimane lo stesso… E sono corti.

La maggior parte delle volte sono saggi e soprattutto fanno sembrare saggio…

…E le persone si distinguono in due categorie: chi è saggio perchè comprende gli aforismi e chi li apprende mnemonicamente, che altro non è se non uno mnemonico. Per me potrebbe imparare benissimo la formazione dell’inter nel lontano 1972, sarebbe la stessa cosa. Ma non è questo il momento di fare critica.

Semplificare per chi è in grado di capire.. lo scopo alla fine è questo, l’ermetismo non è “linguaggio semplice” dannoso per Lucio Battisti, ma è “linguaggio breve”. Il saggio Albert della relatività diceva che lo scopo ultimo di una didattica è semplificare le cose, “Non troppo però..”. C’è sempre bisogno di un supporto attivo celebrale da chi riceve un input. Essere passivi è dannoso. Secondo voi? alla fine un ragionamento non ha bisogno di pagine e pagine per svilupparsi, bastano pochesempliciparole…

giardino di parole

h1

Relatività

Settembre 1, 2006

Quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività

Albert Einstein

Tutto è relativo. Fermatevi un attimo a pensare, non è una cosa difficile da intuire. La relatività non si applica soltanto all’energia, allo spazio e al tempo. La relatività si applica a tutto. Ogni pensiero, ogni esperienza è relativa. Basta guardare il soggetto da un angolazione diversa… ogni persona ha un concetto relativo dei propri pensieri e perfino delle nozioni didattiche apprese. Quindi non lamentiamoci se molte volte non abbiamo ragione e non sappiamo rispondere. In fondo è tutto relativo…

Provate a salire sopra la cattedra del professor keating…

la relatività

h1

diario —> agenda (transizione significativa)

Agosto 31, 2006

moleskine

Quest’anno ho scelto la mia agenda senza troppi indugi. Avevo pensato a qualcosa di demenziale da farci tutti insieme (intendo i drughi e la devocka) ma poi non abbiamo avuto la possibilità di scegliere e così ho optato per una cosa semplice, senza disegni, senza scritte (che tanto non le leggo mai). Una cosa piccola, semplice e funzionale. Ho visto la Moleskine e ho scelto quella. Proprio per quel suo minimalismo che dimostra un eleganza e una semplicità disarmante. E’ un agenda che va di moda tra gli univeritari, perchè sarebbe l’agenda di vari artisti e intellettuali. A me non interessa di chi è stata, chi la usa e se va tanto di moda. E’ un agenda straordinaria, e questo basta. Costa quanto un diario del cavolo (si si, proprio quello tuo della lonsdale o come cavolo si scrive), una 10ina di euro e ti passa la paura.

h1

amicizia

Agosto 14, 2006

“L’amicizia fra un uomo e una donna è sempre un poco erotica, anche se inconsciamente”

Jorge Luis Borges - scrittore

Ma sarà vero?


h1

The Words Start here

Agosto 7, 2006

La differenza fra la genialità e la stupidità è che la genialità ha i suoi limiti

Albert Einstein

Esordio telegrafico, senza indugi.